A Valguarnera una delle Feste più caratteristiche dell’anno è la secolare Festa di San Giuseppe fatta di antiche tradizioni popolari tra riti, processioni, usanze e piatti tipici.
E’ risaputo che nelle terre dell’ennese la coltivazione del frumento risale ad un’età remota, che si è protratta nel tempo fino ai giorni nostri, come testimoniato dai numerosi ritrovamenti, e dagli storici, che nei vari periodi, ne hanno decantato la fertilità e l’abbondanza. Per i contadini la terra è sinonimo di ricchezza potenziale e come tale da trattare nel migliore dei modi.
Tralasciamo volutamente la descrizione sul ciclo del grano che si può meglio comprendere visitando il Museo Etno Antropologico e dell’Emigrazione Valguarnerese.
Secondo il calendario solare-agrario, alle credenze sulla natura e sul paesaggio e alla mentalità dei contadini, per quanto attiene al ciclo del grano, il periodo che va da San Giuseppe alla settimana Santa è il periodo del germoglio. Infatti i nostri contadini erano soliti osservare la natura che li circondava e se nei primi giorni di marzo passavano le gru o altri tipi di uccelli migratori, questo era un buon auspicio per il raccolto. La produzione e il consumo di pane è in questi giorni di marzo sacralizzata dal rito delle Tavole o altari di San Giuseppe.
Il popolo valguarnerese è stato sempre devoto al grande Patriarca come testimoniato dalla cappella di San Giuseppe edificata nel XVII sec. all’interno della Chiesa Madre, luogo in cui la festa si celebrò fino al 1932 data in cui, venne trasferita nell’attuale chiesa di San Giuseppe. Chiesa dalle belle linee gotiche, eretta nel 1911 sul terreno donato dal Commendatore Agostino Serra, elevata al grado di parrocchia nel 1929 e consacrata dal Vescovo Mons. Cattarella nel 1954.
Nel 1922 venne costituita nella suddetta chiesa la Confraternita per uomini sotto il titolo di San Giuseppe, una delle più importanti congregazioni religiose che quest’anno raggiunge uno storico traguardo, compie 100 anni, un secolo di devozione popolare dedicata al grande Patriarca.

Tornando ai riti e alle tradizioni popolari vi è la cosiddetta “azèna” (cena) di San Giuseppe, nella quale il pane ha un significato particolare, realizzato in varie forme simboliche che si rifanno sia ad alcuni animali che riprendono dei temi del cristianesimo, come la colomba simbolo della pace, il pesce che indica la figura di Cristo, la palma che simboleggia la redenzione, gli angeli l’annunciazione, ecc. sia gli attrezzi del falegname, ma anche la barba, le mani ecc…
A Valguarnera vi è l’uso di festeggiare questo giorno con un banchetto; del quale sono protagonisti tre soggetti, (un tempo poveri), un vecchietto, una ragazza ed un ragazzo componenti la sacra famiglia. Questo banchetto si fa per voto delle persone che lo imbandiscono o si ripete tradizionalmente dalle famiglie. Il vecchio che fa san Giuseppe invita il Fanciullo a benedire la tavola con una formula tradizionale che egli stesso suggerisce:

"Bnritta la zena bnritta Maddalena bnrìtt tutt quant u Patr, u Figghj e u Spir’t Sant, an quant an quant c’è l’Angiul Sant u Patr, u Figghj e u Spir’t Sant"
Oltre alla tavola i fedeli portano in chiesa i cosiddetti ‘mbraculi (cioè dono per i miracoli o la grazia ricevuta) consistenti in torce ex voto o bisacce piene frumento con i cavalli.


La mattina del 19 dalla parrocchia di San Giuseppe escono i tre Santi che raffigurano dal vivo i tre augusti personaggi di Nazareth . Questa piccola rappresentazione risale all’inizio del 1800 ed è stata voluta da Don Vito Boscarini, dalla cui abitazione, in origine partivano.

La sera del 19 si svolge la tradizionale processione di San Giuseppe dall’omonima chiesa per le vie del centro storico, la cosiddetta “stratta r’ Sant'”.
