Fin dalla metà dell’800 in Sicilia le piazze, le strade i luoghi che ospitavano i monumenti più significativi videro l’installazione di pali realizzati esclusivamente in fusione di ghisa e rivestiti di un ornato che riprendeva il gusto neoclassico, considerato sinonimo di eleganza e di sintesi
tra tutte le arti decorative.
La fonderia che maggiormente si distinse per la dimensione degli impianti e le abilità tecniche delle maestranze fu la Fonderia Oretea, di proprietà dei Florio, passata alla storia come una delle più importanti realtà di imprenditoria familiare presenti in Italia a cavallo tra XIX e XX secolo. Il loro stabilimento, per dimensioni, tipologia e vastità della produzione, poteva reggere il confronto con le industrie del Nord Italia.
Vincenzo Florio acquisì nel 1841 dai Fratelli Sgroi una fonderia in ferro e bronzo ubicata nei pressi della foce del fiume Oreto, da qui il nome Oretea. Nel suo lungimirante progetto la fonderia doveva essere un’azienda di supporto alla loro attività principale, la gestione di una compagnia di navigazione, composta da una flotta di novanta unità. Di lì a poco l’Oretea estese la sua produzione alla ghisa artistica diventando un punto di riferimento per l’edilizia pubblica
e per l’arredo urbano, non solo in Sicilia ma anche nel resto d’Italia.
Opera dell’Oretea sono la grandiosa copertura circolare in ferro del Teatro Politeama di Palermo, come pure quella del Teatro Massimo, oltre ai numerosi lampioni progettati per l’illuminazione pubblica, le cui qualità estetiche e tecniche furono apprezzate nel 1861 all’Esposizione Nazionale di Firenze. All’arredo ottocentesco siciliano contribuiscono in maniera decisiva almeno altri tre stabilimenti: Di Maggio, Basile e Gallo.1
Anche Valguarnera vanta ancora oggi 4 lampioni in ghisa prodotti dalla Fonderia Oretea e posti davanti il Palazzo Municipale in piazza della Repubblica.
Questi pali sono caratterizzati da un repertorio decorativo elaborato e ricco: spiccano quattro testine di cane nella fascia inferiore della colonna, mentre in quella superiore quattro medaglioni inquadrano rispettivamente la Trinacria (simbolo della Sicilia), un’arpa, e due volti umani. Si tratta di un modello, datato 1878 rintracciabile solo in Sicilia e ancora presente a Monreale e a Bagheria (PA), Sambuca di Sicilia (AG).






Solo nei lampioni di Valguarnera la datazione è precedente e risale al 1869 come si evince ancora oggi dalla scritta posta alla loro base “Sebastiano Arena sindaco di Valguarnera 1869″.

Dunque Valguarnera possiede 4 esemplari di Pali prodotti dalla Fonderia Oretea che da 153 anni illuminano e continueranno ad illuminare le serate dei valguarneresi.
°Tratto dalla Rivista Arredo & Città 2 | 2021 Un patrimonio nei paesaggi urbani della Sicilia. I manufatti per l’illuminazione
